POIRINO


Poirino è un comune di circa10.000 abitanti della città metropolitana di Torino.
Il paese di Poirino si trova al centro del noto Pianalto di Poirino. Questo termine viene utilizzato per descrivere geograficamente l’area sub-pianeggiante, leggermente ondulata, che si sviluppa per circa 400 chilometri quadrati a sud dei rilievi della collina di Torino e a nord-ovest dei rilievi del Braidese (Roero). Il pianalto si estende per oltre 50 km in direzione N-S mentre in direzione E-W la lunghezza massima è di circa 15 km. Un’alta scarpata lo separa dai rilievi delle Langhe, mentre la sua altezza risulta decrescente da Sud (120 m a Montà) verso nord (80 m a Buttigliera).
CENNI STORICI
Nonostante siano stati rinvenuti nei dintorni di Poirino reperti archeologici risalenti all’epoca romana e longobarda, non si ha sufficiente documentazione del periodo che precede il X secolo.
Con buona probabilità Poirino fu anticamente l’ultimo incastellamento su una proprietà della famiglia astigiana dei Solaro.
Il medioevo
Ancora oggi si possono ammirare notevoli vestigia di alcune fortificazioni. Poirino appartenne pienamente alla diocesi di Asti fino al 1152, anno dell’incoronazione del Barbarossa. Nel 1156 Federico Barbarossa concesse a Guido III di Biandrate, comandante delle milizie imperiali della diocesi di Novara e del contado astigiano, anche Poirino insieme al Chierese e alla Val di Canale.
È in quegli stessi turbolenti anni del Duecento che avrebbe avuto luogo la sollevazione popolare contro un “Benedetto” e un “Bonifacio Biandrate”, tirannelli pretendenti lo ius primae noctis, scacciati dopo uno scontro fra due minuscoli eserciti, che sarebbe avvenuto all’incirca dove oggi è collocato il pilone di Sant’Orsola, patrona di Poirino, alla convergenza della strada per Chieri con quella per Torino. La Santa, il cui culto doveva essere già abbondantemente diffuso, invocata dai poirinesi, sarebbe comparsa a loro sostegno contro i castellani.
Chiusa la parentesi di potere del primo Federico, i vicini Comuni di Asti e Chieri mossero, per questioni di pedaggi nei transiti delle merci lotte armate contro Porcile e le vicine borgate (Tegerone e Stuerda) fino alla loro distruzione, poco oltre la metà del XIII secolo. Una parte degli abitanti superstiti pose, non molto lontano dai luoghi abbandonati, le basi della futura Poirino, rifugiandosi sul poggio dove già doveva trovarsi una fattoria detta Povarium. Fu in questo periodo che si formò il primo insediamento identificabile con Podium Warini, ossia “poggio di Guarino”, Podivarium, Povarinum, ossia l’odierna Poirino.
All’inizio del Trecento il territorio venne in possesso di Filippo di Savoia, principe d’Acaia, un possesso continuamente minacciato e incerto, viste le rivalità del re di Napoli Roberto d’Angiò, dei marchesi di Saluzzo e di quelli del Monferrato, nonché delle città di Asti e Chieri e dei Visconti di Milano, in un vortice di alleanze in perenne mutamento.
Il Rinascimento
Nel 1312 venne compilato l’atto con il quale uno degli ultimi conti di Biandrate cedette per 50.000 fiorini d’oro tutti i suoi diritti feudali a Filippo di Savoia, principe d’Acaia. Nel 1372 Amedeo VI di Savoia, il conte verde, cedette Poirino per 19.000 fiorini in feudo ad Aimoneto Roero fissandone per la prima volta i confini, che a grandi linee sono gli attuali.
I Roero cingono di fortificazioni, di torri e di un largo fossato il paese, inducendo il feudatario a ribellarsi ai Savoia, i quali fecero occupare il sito. La popolazione era contraria ai metodi del feudatario, lo mise in fuga e per questo i Savoia premiarono i cittadini di Poirino accogliendo diverse loro richieste tra le quali un mercato settimanale, una fiera annuale e di non avere più feudatari ma di dipendere direttamente dai Savoia.
A causa delle scorribande dei militari spagnoli e francesi Poirino subì le pestilenze, la distruzione e la miseria. Le fortificazioni vennero abbattute nel 1543 dal marchese del Vasto affinché il nemico non se ne appropriasse, e non vennero mai più ricostruite. Al loro posto c’è l’attuale passeggiata Marconi, che porta a ciò che doveva essere il rivellino con le sue torri che dominavano quella che oggi è Piazza Morioni.
La vittoria di Emanuele Filiberto I di Savoia a San Quintino nelle Fiandre (10 agosto 1557) e la conseguente pace di Cateau-Cambrésis (1559) ridiedero solidità al ducato e un breve periodo di pace. Nel ‘600 i tentativi di espansione e le lotte per la reggenza riportarono la guerra ad imperversare. E non solo, perché il ‘600 fu secolo pure di forti epidemie di peste, come quella del ’30 e quella del ’54, che causarono vere stragi, tanto che il cimitero adiacente alla chiesa si rivelò insufficiente per accogliere i troppi cadaveri, seppelliti, dunque, anche nella parte bassa del paese, da allora detta la “Val dei Morti”.
Proprio dalle pestilenze ebbe origine la festa della Madonna del Rosario, con un voto della comunità, rinnovato annualmente in ricordo della fine del contagio, rimasto da allora come imprecazione, espressione scaramantica e di malaugurato stupore: contagg
Dopo la conclusione delle guerre e delle infinite scaramucce, Poirino rapidamente si risollevò divenendo una cittadina ricca e operosa, grazie alle sue telerie.
Poirino fu incendiata nel 1690 dalle truppe francesi del Catinat.
Con la pace separata stipulata nel 1695 e resa definitiva due anni dopo con il Trattato di Rijswijk e soprattutto con la sconfitta dell’armata ossidionale francese presso Torino nel 1706, ha inizio un periodo di pace appena toccato dalla Rivoluzione francese che vide il paese trasformato in un presidio sanitario: la parrocchia e le confraternite vennero occupate per farne degli ospedali. Durante le pestilenze, a causa dei numerosi decessi, fu deciso di destinare a cimitero il prato vicino all’oratorio campestre di San Lazzaro, lazzaretto cui accorreva la cittadinanza, quando terminava il morbo, a prelevare i sopravvissuti; momenti di gioia che ancora oggi si ricordano con la “Festa del Lazzaretto”, celebrata ogni anno la seconda domenica di settembre.
Con lettere patenti datate 3 giugno 1785 Poirino fu costituita in appannaggio unitamente a Chieri, Riva e Banna (frazione per l’appunto di Poirino) ed eretta a principato a favore del duca d’Aosta Vittorio Emanuele, poi re come Vittorio Emanuele I.
L’età napoleonica
Dopo l’annessione del Piemonte alla Francia, l’11 settembre 1802, il convento dei Domenicani e dei Cappuccini venne soppresso; vennero distrutti sia il muro del cimitero dei domenicani che la vecchia torre per far posto all’attuale Via Indipendenza. Vennero anche abbattute alcune chiese periferiche per ricavarne i mattoni necessari alla costruzione del nuovo cimitero di San Lazzaro, benedetto nel 1804. Poirino (Poyrino durante l’Impero) venne inclusa nel département du Po.
Tra i comandanti napoleonici si distinse il cavalier Mazzucchi che, nel 1812 sulla Moscova, ricevette la Croce di Guerra. Sarà poi sindaco di Poirino (nel 1825) e militerà come luogotenente nell’esercito sardo.
Il 29 aprile 1805 la cittadinanza di Poyrino acclamò il passaggio di Napoleone I. Il papa del tempo, Pio VII, benedisse nel 1815 la popolazione poirinese dalla finestra di una casa di via Indipendenza, sulla cui facciata permane tutt’oggi una lapide a ricordo dell’evento.
Storia moderna
Dopo l’epopea napoleonica Poirino tornò a essere una tranquilla cittadina sabauda fino a quando, il 10 giugno 1940, Vittorio Emanuele III firmò la dichiarazione di guerra alla vicina Francia: il giorno successivo, infatti, il re stabilì nella palazzina di caccia dei Thaon di Revel a Ternavasso, ribattezzata Villa Italia, la sede del Comando delle operazioni sul fronte occidentale e ivi risiedette fino a dopo l’armistizio italo-francese del 25 giugno; in questo castello è ancora sepolto il primo comandante dell’Arma dei Carabinieri, il generale Giuseppe Thaon di Revel di Sant’Andrea, al quale, nel maggio 2003, venne intitolata la locale sezione della Associazione Nazionale Carabinieri.
Poirinese fu il religioso francescano, padre Giacomo (al secolo Luigi Marocco), il confessore di Cavour, che da lui sarà assolto sul letto di morte, senza richiesta di ritrattazioni nonostante la scomunica che aveva colpito lo statista; padre Giacomo dovette risponderne a Roma di fronte a papa Pio IX. Per nulla intimorito al cospetto del Pontefice, il sacerdote sostenne la cristiana pietà del proprio operato e si rifiutò di riferire quale fosse il contenuto della confessione di Cavour, opponendo ostinatamente il segreto sacramentale ad ogni pressione fattagli. Segreto che mai rivelò, portandolo nella tomba.
Poirino diede al Regno d’Italia anche un senatore, Giovanni Alfazio, ma soprattutto diede alle trincee del Carso, nella prima guerra mondiale e ai vari fronti nella seconda molti suoi figli.
Nel 1994 straripò il Banna, affluente di destra del Po. Proprio da questo torrente, che scorre interamente nella provincia torinese, prende il nome la splendida tenuta del marchese Spinola, sita al confine con Villanova d’Asti.
Monumenti e luoghi di interesse
- Torre campanaria. È il più importante monumento civile, alto 59,624 m ed è il simbolo del paese: fu costruito dal 1777 al 1779 in forme barocche su disegno dell’architetto Giovanni Battista Feroggio.
- Chiesa di San Giovanni Battista. Consacrata nel 1531, presenta tre navate in stile gotico e fu più volte ingrandita. Venne affidata nel 1601 ai padri domenicani che nel 1623 fecero edificare il convento. La facciata, restaurata nel 2000, è in stile neoclassico, costruita dal 1827 al 1838 e affrescata dal pittore poirinese Paolo Gaidano nel 1883. La chiesa, parrocchiale fino al 1969, è stata abbandonata dai domenicani nel 1989.
- Chiesa di San Sebastiano. In stile gotico, a pianta esagonale è la più antica chiesa di Poirino ad aver mantenuto quasi intatta l’antica architettura medievale. È “quasi intatta” poiché i due lati di levante sono stati alterati con la costruzione della sacrestia nel 1870 e con l’apertura di una finestra rettangolare. Nel 1999 è stata inoltre dotata di una recinzione in ferro.
- Chiesa parrocchiale S. Maria Maggiore. Iniziata verso la metà del Quattrocento, fu consacrata nel 1492 e riconsacrata di nuovo dopo gli attacchi degli eserciti invasori nel 1593. In origine era a una sola navata, ma venne ampliata nel corso dei secoli. La primitiva facciata gotica venne sostituita nel 1912 con quella attuale, in forme baroccheggianti e neoclassiche. Nelle nicchie laterali sono poste le statue di Sant’Antonio e San Giuseppe, opera dello scultore poirinese Stuardi. Nella chiesa di Santa Maria Maggiore sul pulpito esiste una targa che ricorda la predica di don Bosco nell’anno 1855.
- Chiesa di Santa Croce. Venne edificata tra il 1708 e il 1716; la facciata, di gusto neoclassico, è del 1830. Più antico è il campanile, risalente alla prima metà del Seicento. All’interno della chiesa si trova un’antichissima acquasantiera datata 1464. Sulla parete esterna si può notare una meridiana, la più grande del Piemonte, rifatta nel 1996 sul precedente disegno risalente al 1830.
Fontana della Giovinezza. La fontana, in piazza Italia, è il più caratteristico monumento di Poirino insieme alla Torre Campanaria. Venne fatta costruire dal comune alla scultrice Claudia Formica per abbellire i nuovi giardini creati al posto dell’antica Piazza della Legna. Fu inaugurata il 28 ottobre 1939. - Oratorio di San Luigi. L’inventore dell’oratorio moderno, san Giovanni Bosco, visitò Poirino lasciando un segno evidente. A soli 13 anni dalla sua morte, il parroco don Alfonso Gribaldi fece costruire l’oratorio di Poirino (1902), rispecchiando fedelmente le direttive educative di Don Bosco. L’edificio è stato ampliato più volte ed ora è costituito da due saloni, una cappella, 9 stanze, 4 campi attrezzati all’aperto per pratiche sportive ed un ampio cortile interno.
- Rivellino. Il Rivellino faceva parte della cinta muraria e costituiva di fatto l’ingresso del paese. La via principale di Poirino, infatti, non era, come oggi, Via Indipendenza, ma bensì via Cesare Rossi, che era circondata da portici sia a destra che a sinistra per il mercato. La cinta muraria è andata perduta.
I prodotti tipici di Poirino sono l’asparago e la tinca, presente nel territorio poirinese in una varietà particolare, che ha anche ottenuto la D.O.P.: la Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino.
Sono anche celebri le telerie; ancora oggi vi sono diverse aziende specializzate sul territorio.
- Sagra dell’asparago e della tinca gobba, che si svolge ogni anno la seconda domenica di maggio. Vengono organizzati il mercato domenicale e alcuni punti di degustazione dei prodotti tipici.
- Altra ricorrenza importante è il carnevale poirinese, della durata di quattro giorni, che si svolge i giorni prima del martedì grasso. La sfilata notturna del martedì grasso è seguita e attesa ogni anno da centinaia di persone. Le maschere della tradizione carnevalesca poirinese sono barba (zio) Pero e magna (zia) Danda.
- Festa di Sant’Orsola ???
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Rivista. Picchioverde anno II, n 2, ottobre 2017 (pag. 68) e anno III, n. 3, marzo 2018 (Speciale Pianalto)

