MOMBELLO DI TORINO

(foto @ Comune di Mombello di Torino)

CENNI STORICI

Nulla si conosce di Mombello in epoca romana. Fece probabilmente parte di una “duchea” longobarda e in seguito, dopo l’occupazione di Carlo Magno del 773, del “comitato” franco di Torino ed appartenne probabilmente ai signori di Riva, da cui discendono quelli d Mombello.
Nel XII secolo, per contrastare la crescente invadenza dei comuni di Chieri ed Asti, Federico Barbarossa favorì l’espansione dei marchesi del Monferrato, cedendo loro 32 paesi, tra cui Mombello, detto allora “della Frasca”. Federico II nel 1224 se li riprese però indietro come pegno, avendo fatto al marchese Guglielmo un prestito.

Spesso conteso tra Chieri, Asti, Monferrato, Acaia resta di fatto sotto la giurisdizione di Chieri, che lo incorpora nei propri possedimenti nel 1347, pur rimanendo ufficialmente sotto la dipendenza dei Biandrate e del Vescovo di Torino. I mombellesi vengono arruolati nell’esercito chierese ed è loro richiesto di fornire 4 cavalieri in caso di guerre (cioè quasi sempre) e di munire il loro borgo di fortificazioni; si può presumere che in quell’epoca fu costruito il castello. Le peggiori razzie il paese le subisce in occasione della guerra per il possesso di Riva tra Monferrato ed Acaia. A fine Trecento si inasprisce poi il secolare confronto tra Chieri e Monferrato (1396/99) e la soldataglia di Facino Cane, al soldo del marchese, imperversa sulle terre chieresi, occupa ripetutamente Mombello, distrugge i raccolti, taglia le viti (e le vite). Parte di queste sventure sono descritte in una lettera con richiesta di aiuto inviata da Chieri ai Savoia nel 1397. Sarà stato Facino Cane a far sparire definitivamente il borgo di Ognanum circostante la chiesetta romanica di San Lorenzo?
La guerra col marchesato riprende nel 1401 e si trascina fino al 1411; saranno i Savoia a mettere tutti d’accordo, appropriandosi progressivamente delle terre piemontesi.
Il castello è il teatro di queste vicende e per questo è spesso assediato, devastato, incendiato. La sua proprietà è sfruttata dai dominatori di turno che la dividono sempre più minuziosamente per acquisire benefici dal maggior numero di persone possibile, fino ad arrivare ad avere ben 13 famiglie infeudate, alcune delle quali si fregiano del titolo di Conti di Mombello. La conseguenza è che il castello va in rovina, non essendo nessuno dei proprietari disposto a spendere per un bene così frazionato. A fine ‘700 il tetto è sfondato e crolla il muro che sostiene il terrapieno. In quel periodo i Ferraris, una delle famiglie proprietarie più illustre e stimata, si estinguono e la loro quota di possesso torna a Chieri, che informa del fatto la popolazione con banditore e tamburo. Subentrano a questo punto i Dal Pozzo, tra le più potenti famiglie del regno dei Savoia. Altri nomi illustri sono passati per i modesti saloni del castello, dai primi infeudati, i Rivalba, ai Broglia, ai De Rossi di Tonengo, dai Balbo ai Cacherano, dai De la Roche, alla marchesa Giustina del Carretto. Un generale, conte di Mombello, Alessandro Broglia si distinse nella prima e nella seconda guerra di indipendenza nelle battaglie di Novara e Magenta, meritandosi una medaglia al valor militare. A lui è intestata una via del paese, come pure al suo collega generale Lodovico Dal Pozzo.
Nel 1598 Mombello fu colpita da una terribile epidemia di peste che annientò intere famiglie arrestando i commerci e il lavoro dei campi e delle botteghe. L’opera dei religiosi che prestarono soccorso agli infermi e la Confraternita del SS. Sacramento nel 1600 contribuì a radicare una profonda fede religiosa nei Mombellesi. Nel 1629 il parroco don Domenico Corno scrive nel suo diario che era morto suo fratello di peste, ma per evitare il diffondersi del morbo ritenne opportuno non eseguire il rito funebre. Persona illuminata se pensiamo alla colonna infame ed agli untori manzoniani.
La chiesa nel ‘400 dipendeva dall’abbazia di Santa Maria di Pinerolo, lo attesta un atto del 10 agosto 1444 di Lancillotto di Lusignano, patriarca di Gerusalemme, signore del castello di Frossasco. Soggetta direttamente al Papa (nullius diocesis) resta alle dipendenze di Pinerolo fino al ‘700 quando passa alla diocesi di Torino. Nel 1859 Don Randone, parroco ricordato da un’apposita lapide nel cimitero, la restaura radicalmente, facendola affrescare, ripavimentandola e installandovi l’organo tuttora funzionante. Al 1764 risale la costruzione del campanile, per cui i mombellesi approntarono un’apposita fornace per i mattoni, in una cava non troppo lontana dal paese.
Nell’’800 il castello divenne sede municipale e ospitò le scuole, l’ufficio postale, il “dopolavoro”.
Demolito negli anni ’60 del ‘900, è stato sostituito da un anonimo fabbricato, sede del municipio e dell’ufficio postale. Dal suo piazzale si gode di una vista impagabile sulle Alpi Marittime e nord-occidentali e sulla pianura.

  • “Così detto per l’amenità della sua situazione” scrive nel 1837 Attilio Zuccagni Orlandini. Il paese è noto con il nome di Mombello fin dal Medioevo, mentre mancano documenti attendibili risalenti a periodi precedenti. Ma bellum in latino significa guerra e quindi Mombello potrebbe significare Monte della Guerra, più che Monte Bello, vista la dislocazione del suo territorio al confine tra tre o quattro stati in continua lotta tra di loro. In un documento di Federico Barbarossa del 1164 ed in un altro di Federico II del 1224 è riportata la denominazione aggiuntiva “della Frasca” (in latino “Mombellus de Frasca”) per distinguerlo da altri comuni omonimi. In epoca più tarda viene definito Mombellus Chierensis. L’attuale nome, Mombello di Torino, è relativamente recente (1862).
  • La Pro Loco e l’ambulatorio medico hanno sede in quello che in passato era l’asilo infantile intitolato a M. Teresa Renaldi, signora benestante di Mombello accasatasi a Poirino, che agli inizi del ‘900 lascia al comune la casa di sua proprietà da adibire ad asilo infantile.
  • Anche se purtroppo in numero assai ridotto, vi sono nel territorio di Mombello alcuni stagni che sono stati per secoli un elemento indispensabile nell’economia delle nostre campagne ed oggi costituiscono un importante e prezioso serbatoio di biodiversità – e non solo. Alcuni erano di proprietà comunale, a disposizione delle famiglie che non ne possedevano uno privato; in caso di incendio erano l’unica riserva d’acqua disponibile a cui attingere; il comune era dotato di una pompa installata su un apposito carro, che è stata recentemente restaurata e fa bella mostra all’ingresso del Municipio.
  • A Mombello si festeggia S. Anna, il 26 luglio, con la processione alla cappella dedicata alla patrona. Nel weekend precedente, si organizzano balli e canti ed i mombellesi partecipano numerosi alla “cena dell’amicizia” in piazza Mazzini.
  • Il 10 agosto, San Lorenzo, si celebra la messa nella chiesa romanica dedicata al santo e la Pro Loco organizza l’”aperibalot”, una suggestiva merenda in piazza Mazzini.
  • Mercatini di Natale, nella prima metà di dicembre, in piazza Mazzini

Mombello di Torino
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PRODOTTI TIPICI

TERZO PARADISO - MOMBELLO DI TORINO

Tre immagini che sottolineano la centralità della natura e la necessità di una sua salvaguardia. Il Picchio verde simbolo di una vita libera, che sa resistere, e richiamo al titolo di una rivista nata e tuttora redatta a Mombello, che ha posto al centro del suo profilo editoriale l'ambiente e la cultura, declinati in termini territoriali. In mezzo la chiesa col suo campanile settecentesco, icona simbolica del paese e richiamo al dovere di cura e attenzione per il patrimonio comune e la storia locale. A destra un insieme di immagini, che sintetizzano un programma ambientalista: il rispetto per l'acqua, bene prezioso per la collettività, l'utilizzo di mezzi ecologici e poco inquinanti, implicita proposta di una vita calma e serena.

ARTISTI

Giorgio Parena

Ho insegnato lettere nelle scuole superiori e dal ’76 al ’92 ho lavorato all’ITCG Vittone di Chieri, come docente e, negli ultimi dieci anni, come preside. Ho svolto attività di ricerca e sperimentazione didattica nei settori della linguistica e della semiologia; per una decina d’anni ho fatto parte della direzione del Movimento di Cooperazione Educativa e della rivista Cooperazione Educativa. Attualmente studio la critica artistica, con particolare attenzione per la storia della pittura e dell’incisione.

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COMUNE DI MOMBELLO DI TORINO
Via Castello, 4, 10020 Mombello di Torino TO

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