CASTELNUOVO DON BOSCO

Castelnuovo Don Bosco è un comune della provincia di Asti, di circa 3.000 abitanti.
Il paese sorge nel territorio storico dell'Astesana, su di un colle leggermente elevato, vicino alla confluenza tra il rio Nevissano e il rio Bardella. Si chiamava Castelnuovo d'Asti prima che gli venisse attribuito il cognome del più illustre concittadino. L'origine del toponimo è da ricollegare alla presenza di un castello intorno al quale sorge un borgo, fin dall'anno 1000. Attorno al paese sorgono numerosi borghi tra i quali Bardella, Morialdo, Il Bricco, Nevissano, Mistrassi e Vironi, Mondonio, Ranello.
CENNI STORICI
Anticamente appartenne per metà ai signori di Riva e per l'altra ai conti di Biandrate, per essere poi dato in sovranità dall'imperatore ai marchesi del Monferrato.
Prima sottomesso al comune di Asti, fu poi reso feudo nel 1288 ai signori di Rivalba e ai signori di Piea, finché, dopo essere controllato per un certo tempo dai marchesi del Monferrato, tornò definitivamente a far parte della Patria Astese nella seconda metà del Trecento. L'importante località fu inserita da Gian Galeazzo Visconti nel Capitanato d'Astesana, raggruppamento territoriale composto da quattordici paesi di grande rilevanza strategica, sottoposti direttamente all'autorità del Governatore di Asti. Nel 1618 Carlo Emanuele I di Savoia, conte di Asti e signore dell'Astesana, per impellenti necessità finanziarie istituì e mise in vendita i titoli feudali delle località del Capitanato, concedendoli ai migliori offerenti.
Castelnuovo d'Asti fu concesso nel 1619 al conte Ernst von Mansfeld, finché dopo la sua morte fu dato alla propria sorella naturale Matilde di Savoia, moglie di Carlo di Simiana. Questi conservarono la signoria del luogo fino al 1716, quando Irene Simiana, ultima erede della famiglia, si sposò con Michele Imperiale, principe di Francavilla.
Interessante è la relazione sulle condizioni economiche ed amministrative del paese compilata dall'Intendente della Provincia di Asti conte Balduini di Santa Margherita nel 1750. Castelnuovo contava all'epoca 360 famiglie, corrispondenti a una popolazione tra i 1.800 e i 2.000 abitanti. I terreni agricoli erano ritenuti di buona qualità, e se la cerealicoltura era appena bastante al fabbisogno locale, la produzione e la vendita del vino integrava a sufficienza il reddito degli agricoltori. Le vigne occupavano all'epoca ben il 40% dei terreni del comune. In quell'anno si allevavano a Castelnuovo 497 capi bovini e 500 pecore, il cui latte era destinato alla produzione di rinomate robiole.
Tra i monumenti e i luoghi di interesse, si segnalano:
Nel centro storico del capoluogo e nel punto più alto del paese, sorge la torre di origine medioevale a struttura quadrata, rimaneggiata nel Quattrocento che, con alcuni ruderi adiacenti, è ciò che rimane del castello che un tempo dominava l'abitato. Accanto ad essa sorge un santuario risalente alla fine XVIII secolo, dedicato alla Madonna del Castello eretto in stile barocco.
La parrocchiale di Sant'Andrea, anch'essa nella parte alta del paese con una semplice facciata risalente al Settecento. L'interno è a pianta centrale e vi si conserva un dipinto di Guglielmo Caccia detto "il Moncalvo".
Attorno all'edificio di culto sorgono alcune pregevoli costruzioni risalenti a epoche diverse, dal Medioevo al Liberty: a quest'ultimo periodo risale la Casa Filipello.
la chiesa di San Bartolomeo, in stile settecentesco
il palazzo dei Rivalba.
lungo la strada che porta a Berzano di San Pietro si trova la chiesa romanica di Sant'Eusebio, la più antica del paese; la facciata è stata restaurata nel Settecento, mentre dell’antica struttura romanica restano visibili la tessitura muraria in conci di arenaria alternati a mattoni e nell’abside, le piccole monofore, le lesene e il coronamento in archetti pensili.
Sempre di origine romanica vi sono altre tre chiese, poste in luoghi isolati: la chiesa di Santa Maria di Cornareto, in località Nevissano, completamente restaurata in tempi recenti, la chiesa campestre di San Michele Arcangelo in frazione Bardella, che non presenta più caratteristiche del romanico e quella di Santa Maria di Rasetto nella frazione Mondonio.
Oltre alla basilica di Don Bosco sorta nella frazione Colle Don Bosco, nel paese è stata dedicata al Santo, nel 1898 una statua, opera dello scultore Giovanni Antonio Stuardi, situata nella parte inferiore della piazza principale.
Nel territorio del comune si coltiva la vite che dà origine a produzioni vinicole DOC, in particolare malvasia e freisa. Tra le attività artigianali notevoli si ricorda la lavorazione del giunco e del vimine, con i quali vengono fabbricati mobili ed altri oggetti di arredamento. In località Bardella si trovano fonti di acqua solforosa, per la cura dell'apparato digestivo e della pelle.
Castelnuovo Don Bosco ha dato i natali a Luigi Marchisio, campione del Giro d'Italia nel 1930. Come riconoscimento gli è stata intitolata la palestra.
Castelnuovo Don Bosco
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TERZO PARADISO - CASTELNUOVO DON BOSCO

Nel cerchio centrale è raffigurato Don Bosco come anima di questo paese, un esempio di come andare “oltre”, oltre le apparenze, oltre il giudizio che esclude il diverso, simbolo di colui che nella difficoltà ha insegnato tramite l’accoglienza, il lavoro e lo studio che una vita migliore è possibile. L’ultimo cerchio raffigura l’anima produttiva di questa zona che, esclusa qualche fabbrica, è composta da vigneti, noccioleti, tartufaie, produzione di miele, coltivazione di lavanda, insomma un matrimonio tra natura e lavoro dell’uomo.La mia visione di Castelnuovo Don Bosco riferita alla reinterpretazione del Terzo Paradiso di Pistoletto rappresenta nel primo cerchio la flora e fauna selvaggia, una natura immutata nel tempo che non è stata imbastardita dalla presenza dell’uomo. Il territorio Castelnovese è disseminato da molte zone boschive selvatiche che ne costituiscono una risorsa preziosa. Nel cerchio centrale è raffigurato Don Bosco come anima di questo paese, un esempio di come andare “oltre”, oltre le apparenze, oltre il giudizio che esclude il diverso, simbolo di colui che nella difficoltà ha insegnato tramite l’accoglienza, il lavoro e lo studio che una vita migliore è possibile. L’ultimo cerchio raffigura l’anima produttiva di questa zona che, esclusa qualche fabbrica, è composta da vigneti, noccioleti, tartufaie, produzione di miele, coltivazione di lavanda, insomma un matrimonio tra natura e lavoro dell’uomo.
ARTISTI

Valentina Pezzutti
Mi chiamo Valentina Pezzutti, vivo a Castelnuovo Don Bosco da 18 anni. Sono nata e cresciuta a Torino e fin da piccolissima, essendo grande amante della natura, utilizzavo come strumento di evasione dalla grande città il disegno e la pittura. A mano a mano che crescevo, ho adottato nuovi canali creativi: la lavorazione della creta, la scultura, la scrittura. Ho frequentato il Primo Liceo Artistico di Torino e successivamente la Scuola Libera del nudo presso l’Accademia Albertina di belle Arti di Torino. Terminati gli studi ho lavorato presso centri diurni, associazioni e cooperative tenendo corsi di: disegno, pittura, ceramica, falegnameria. Saltuariamente nel corso degli anni, ho eseguito scenografie per spettacoli teatrali, disegni per copertine di libri, ritratti a matita e a olio su tela commissionati da privati. Un’esperienza che mi ha molto divertito è stata illustrare un mio racconto pubblicato all’interno di un’antologia. Ho partecipato negli anni a varie esposizioni pittoriche collettive e a qualche personale. Per me esprimermi creativamente non è solo una fonte lavorativa ma, soprattutto, una necessità esistenziale.
