ISOLABELLA


Isolabella è un paese del basso Monferrato situato a cavallo delle ultime propaggini delle colline del Monferrato e l’altopiano di Poirino-Carmagnola. Sorge a 256 metri di altezza sul livello del mare ed ha una popolazione di circa 400 abitanti.
CENNI STORICI
Feudo dei Marchesi di Saluzzo poi dei Benso di Chieri, fu terreno sperimentale delle ricerche agrarie di Camillo Benso Conte di Cavour. Probabilmente è accaduto a molti isolabellesi di domandarsi quali siano le origini del piccolo paese. Tentare la ricostruzione storica delle vicende di Isolabella attraverso i secoli è impresa piuttosto complessa, la documentazione è scarsissima, le fonti sono per lo più indirette.
Quando si formò il primo nucleo di abitazioni cui possiamo attribuire il nome di Isolabella? Non si sa. Di sicuro non è possibile andare indietro nel tempo oltre l’anno 1000, poiché ancora in quel periodo la nostra zona e in generale tutto l’altopiano poirinese era sede di paludi (le PALUS ASTENSIS); all’asciugamento e al risanamento di tali paludi contribuirono non solo le due repubbliche di Asti e di Chieri, ma anche i Benedettini dell’Abbazia di Casanova che possedevano vari beni nella zona.
Prima del secolo XIV questo piccolo centro, che doveva chiamarsi BULGARO, era feudo dei signori di Valfenera. Con la costituzione di Poirino (1251) sembra che gli abitanti siano stati costretti ad abbandonare le loro case e le loro terre per andare a popolare il nuovo centro. Ne derivò che l’importanza, già modesta, di BULGARO andò via via scemando, fino a scomparire del tutto verso la fine del 1200. È verso quest’epoca che, a somiglianza di quanto avvenne per altri centri della nostra zona, il nome stesso di BULGARO si estinse.
Il castello e le poche case che ancora lo componevano furono aggregati al comune di Valfenera e la terra prese un nome nuovo: “ISOLA”. Infatti da un documento del 1330 presso l’archivio parrocchiale di Valfenera appare che fra le chiese dipendenti da Valfenera e di patronato dei signori di esso luogo vi era anche quella di “ISOLA”. Come può essere sorta la nuova denominazione? Da alcuni documenti dell’archivio comunale di Valfenera risulta che tutta la zona ad occidente di Valfenera, al di là del rio della “Cascinassa”, era chiamata “PIANISSOLA” o “PIANISOLA”; per cui con ogni verosimiglianza ne derivò PIAN-ISOLA, in seguito – forse per meglio distinguerla dalla circostante regione – la denominazione venne completata in ISOLA – BELLA.
Nel 1501 il territorio apparteneva ancora a Valfenera e nel 1530, con decreto del Marchese di Saluzzo, ISOLABELLA venne costituito comune autonomo. Fin dalle sue origini ISOLABELLA seguì le sorti di Valfenera e fu con quest’ultima, Ternavasio e Baldissero una delle quattro parrocchie astigiane che vennero incorporate prima al Marchesato e poi alla Diocesi di Saluzzo (1511) e vi rimasero fino al 1817, quando con la caduta di Napoleone, vennero riordinate le diocesi piemontesi.
Memorie della Parrocchiale di Isolabella, ricavate dagli scritti esistenti negli archivi. (Don Giovanni Martini parroco di Isolabella 27 luglio 1843).
…I signori Feudatari, abitavano colla famiglia in un antico castello di Isolabella (di cui il Prevosto D. Martini scrivente tali antiche memorie, ne ha di proprio occhio osservati i rotami, e dalle fondamenta si sono in grandissimo numero di mattoni all’antica formati, ricavati, e venduti a diversi particolari di Isolabella). In questo castello il Parroco di allora diceva quattro messe alla settimana per obbligazione imposta dal Signor Conte Bernardino Benso, Conte di Isolabella, con due instromenti delli 11 giugno 1646 e 20 decembre 1630. Questo castello, fu nell’anno 1691, previo il saccheggio, incendiato dai Francesi (…); furono incendiate anche molte case dei particolari, i quali erano tutti fuggiti da casa, per non pagare una forte contribuzione, che domandavano i Francesi…
…Il paese di Isolabella da principio, tra perché era piccolo tra perché era molto povero, a cagione massima delle guerre, che duravano molti anni, non poteva dare sussistenza al Parroco. I Signori Feudatari, che abitavano allora in Isolabella, hanno avuto tutta la cura, affinché il Parroco fosse provvisto di sussistenza, onde potesse assistere il popolo nelle cose spirituali, quindi è che da principio i Sig.ri Feudatari davano nel proprio castello a proprie spese la sussistenza al Parroco…” Da testimonianze come quella sopra riportata si può ragionevolmente pensare che effettivamente sia esistito un castello. Dove fosse situato non è possibile stabilirlo con esattezza, poiché da circa duecento anni si è persa ogni traccia significativa; si possono però fare delle ipotesi. Le persone più anziane del paese ricordano ancora la presenza fino agli anni ‘ 50 di un torrione nella zona in cui oggi vi è la casa Delmastro, in piazza Cavour, e dei fossati lungo casa Cantù, in via Villanova. L’insieme di questi elementi conferma l’esistenza di un ricetto (in piemontese ARSET): un quadrilatero fortificato nel quale risiedevano i signori del luogo e i loro fattori, chiamati particolari. La presenza fino a qualche decennio fa della cosiddetta “PESCHIERA DELLA VILLA” e l’esame di una mappa francese del 1783 ci fa pensare che nella zona che si estende dal parco della Rimembranza fino alle case Dellaferrera Filippo fosse presente una costruzione collegata con l’arset e sempre di proprietà dei feudatari. Dopo il devastante incendio del 1691 che distrusse tutta la zona sopra citata, la famiglia Benso provvedette a far ricostruire le case coloniche per i suoi contadini (le attuali MASSERIE di piazza Cavour).
PRODOTTI TIPICI
TERZO PARADISO - ISOLABELLA
In fase di allestimento
ARTISTI

