Dopo anni di allevamento di animali da carne e di vacche da latte, nel 2010 l’azienda ha scelto di riconvertirsi a un modello di allevamento estensivo e sostenibile, non utilizzando più i mangimi e migliorando l’alimentazione delle proprie mucche. Nel 2013 si ispira al modello del “latte nobile” (latte del fieno) per produrre il suo Lait Real (latte dell’erba e del fieno), grazie anche al supporto dell’Università degli Studi di Torino. Dal 2014 Cascina Roseleto è annoverata tra i Maestri del Gusto di Torino e Provincia, progetto nato dalla collaborazione tra Camera di Commercio di Torino e Slow Food per valorizzare il meglio delle produzioni agricole e artigianali del territorio. L’itinerario prosegue imboccando Strada della Scissa e, dopo un paio di chilometri, ci porta in prossimità di un altro punto di interesse, l’oasi naturalistica Cascina Lai, che ospita un antico maceratoio per la canapa, di grandi dimensioni e dalla tipica forma a ferro di cavallo. Fino a pochi anni fa qui c’era una delle maggiori zone umide del SIC, Siti di Importanza Comunitaria, rilevante per la riproduzione degli anfibi (fra cui il pelobate fosco) e per lo svernamento di alcuni uccelli migratori, attirati dal fitto canneto. In seguito alle alluvioni del 1994 e del 2000 il canale che collegava la peschiera al vicino rio è stato distrutto per motivi di sicurezza e mai più ripristinato. Ciò ha provocato un rapido prosciugamento del bacino che ha quindi progressivamente perduto la sua impermeabilità: per molti anni non ha più avuto abbastanza acqua per la riproduzione degli anfibi ed è andato incontro ad un processo di interramento. Nella 2008, all’interno dell’ex-maceratoio, è stata effettuata una buca di saggio per verificare il grado di tenuta idrica del fondo del bacino. La piccola pozza è stata successivamente allagata e quindi monitorata per tutta la stagione ed è stata registrata la riproduzione di raganelle e rane verdi, segno che l’area è frequentata dagli anfibi. Nel resto del maceratoio, attualmente asciutto, il canneto consente la presenza e la riproduzione di numerose specie di insetti e di uccelli, come la sterpazzola ed il canapino. A sud-est del maceratoio sono presenti i ruderi di Cascina Lai, che saranno oggetto di una ristrutturazione per realizzare il nuovo “Centro Studi sulla Biodiversità”.
Di qui l’itinerario prosegue verso Favari Avatanei, dove è d’obbligo una tappa agli Stagni di Poirino Favari, dal 2004 Sito di Importanza Comunitario che si estende per 1.843 ettari e interessa i comuni di Santena, Villastellone, Poirino e Carmagnola. Fondamentale è il lavoro dell’Associazione Natura Cascina Bellezza ONLUS, nata nel 2006 da un gruppo di volontari, ricercatori e studiosi del WWF, con lo scopo di proteggere l’ambiente e la biodiversità di quest’area. L’obiettivo prioritario di questo grande impegno collettivo è la tutela del pelobate fosco italiano (Pelobates fuscus insubricus), un anfibio endemico della Pianura Padana oggi gravemente minacciato d’estinzione, tanto da essere protetto a livello europeo. L’istituzione del SIC trae origine proprio dalla presenza in quest’area della popolazione di pelobate fosco più numerosa della Pianura Padana ed è finalizzata alla protezione dei suoi ultimi siti riproduttivi. Qui sono presenti anche il tritone crestato e quello punteggiato, la lucertola muraiola, il ramarro e la natrìce dal collare, serpente innocuo legato agli ambienti umidi, in virtù della sua dieta basata principalmente sugli anfibi. Tra le specie nidificanti troviamo il tuffetto, l’allodola, specie in forte regresso numerico per la riduzione dei prati stabili e l’averla piccola.
Siamo a metà itinerario circa, che prosegue girando intorno alla cascina Fontanacervo, da 10 anni riconosciuta da Slow Food e CCIAA di Torino Maestri del Gusto e “locale del buon formaggio”, nel cui spaccio si possono acquistare yogurt, il latte fresco, formaggi freschi e stagionati in diverse varianti. Da qui il percorso prosegue verso Villastellone per poi ritornare a Santena, dove è d’obbligo una visita alla villa Cavour, dove l’illustre statista risorgimentale era solito trascorrere la sua villeggiatura fuori porta. Costruita tra il 1708 e il 1712, la villa è circondata da un bel parco all’inglese e conserva, in varie sale, le decorazioni originarie, oltre a numerosi ritratti, cimeli, stampe e documenti relativi alla vita del ministro sabaudo. Nella cappella funeraria sotto l’abside della parrocchiale si trova la tomba del conte. Quest’ultima, dichiarata monumento nazionale, costituisce con museo, castello e parco monumentale, il complesso cavouriano.