LA PIANA DEI LAGHETTI

Villastellone

Piccoli gioielli d’acqua tra natura e tranquillità

Itinerario ciclopedonale che, per via della sua lunghezza e della sua conformazione altimetrica, non richiede grande impegno fisico ed è particolarmente indicato per neofiti. È chiamato la piana dei laghetti perché si sviluppa lungo i laghi di cava che si trovano vicino al corso del Po, all’ombra del Monviso. I laghi di cava sono ambienti lacustri creati per l’estrazione di sabbia e ghiaia, spesso collocati in prossimità dei corsi d’acqua di pianura. Nella maggior parte dei casi sono molto profondi e hanno sponde ripide. Sono aree molto frequentate dalla fauna, in particolar modo dagli uccelli acquatici, ma anche da pesci e anfibi.

L’itinerario parte dalla stazione di Villastellone e attraversa il centro arrivando a sfiorare il Castello, che si affaccia sulla piazza principale, costruito su un disegno attribuito all’architetto siciliano Filippo Juvarra. Nel 1693 in seguito all’invasione delle truppe francesi guidate dal generale Catinat, la comunità villastellonese nascose nella torre tutti gli oggetti di valore compreso l’archivio. I francesi, non riuscendo a entrare, la fecero saltare, danneggiando completamente il maniero. Nel 1735 il conte Ercole della Villa affidò la costruzione della villa barocca ancora oggi presente. Il castello è privato e non è accessibile alle visite. Proseguendo si incontrano l’albergo e la chiesa di Santa Croce. L’albergo è stato costruito nel 1771 e ha sempre svolto una funzione di accoglienza, diventando ospedale dalla metà dell’Ottocento. La chiesa di Santa Croce, detta anche dei batù poiché i membri della confraternita erano soliti infliggersi pene corporali, è in stile barocco interamente affrescato. All’interno si trova un organo che nel 2010 ha ottenuto l’attestato di storicità, essendo uno dei pochissimi strumenti in grado di suonare le melodie del Frescobaldi. Proseguendo, dopo aver incontrato l’oratorio Maria Ausiliatrice, voluto dalle sorelle Assom, figlie del proprietario della filatura di Villastellone, per scongiurare il proselitismo delle idee rivoluzionarie nel “biennio rosso”, tra la fine della prima guerra mondiale e l’avvento della dittatura fascista, si esce in aperta campagna.

Il primo specchio d’acqua di interesse è il lago Arenile, lago artificiale che copre un’area di circa 10 ettari, nelle vicinanze di Carignano. Offre ampio spazio per varie attività ricreative. È dotato infatti di aree per picnic e barbecue, qui gli amanti della pesca possono dedicarsi alla pesca sportiva, mentre sotto il profilo sportivo il lago offre campi di calcio e pallavolo nonché la possibilità di gite in canoa e kayak canoa sulle sue acque. Proseguendo, dopo aver sfiorato il lago Marcon, paradiso del carpfishing, e quello della Cava Provana, costituito da un bacino che deriva dall’attività estrattiva in atto da circa un trentennio, si arriva alla Riserva Naturale “Oasi del Po Morto”.

La riserva si estende su una superficie di 490 ettari, su un territorio dove un tempo c’era una grande ansa del fiume Po ora parzialmente interrata. Il taglio dell’istmo che separava due meandri avvenne durante la piena eccezionale del 1949, a seguito della quale il Po assunse in questa zona un andamento rettilineo, abbandonando il suo precedente letto, che si trasformò in una lanca. Da allora accanto al fiume si è creato un ambiente acquatico nuovo, che, per l’assenza di ricambio idrico, può essere assimilato a uno stagno. La Riserva, oltre che dalla legge istitutiva del Parco del Po e della Collina Torinese, è tutelata anche dalla legge regionale n. 47-1995 “Norme per la tutela dei biotopi”, e della Direttiva 92/43/CEE del 21 maggio 1992, in quanto è stata giudicata “entità ecologica di rilevante interesse per la conservazione della natura” e pertanto sottoposta a vincolo ambientale-paesaggistico ai sensi della legge e della normativa europea, che l’ha riconosciuta quale S.I.C – Sito di Importanza Comunitaria. L’area del Po Morto è tutelata anche quale Z.P.S (Zona a Protezione Speciale), in quanto è una delle poche aree in cui vive l’ormai rarissimo rospo pelobate fosco. Oltre al pelobate, nell’Oasi vivono anche altri anfibi (rospo, rana, raganella, tritone crestato e punteggiato), rettili (ramarro, tartaruga di palude, colubro) e moltissimi uccelli stanziali e di passo (martin pescatore, airone rosso e airone cenerino, falco di palude, albanella reale, mignattino, garzetta, strogola, averla).

Abbandonando la Riserva, prima di ritornare a Villastellone si incontra il Borgo Cornalese, sito che conserva una preziosa testimonianza dell’attività molitoria documentata a partire dal tardo XVI secolo. Il Borgo può vantare una storia millenaria. È stato infatti individuato un primo insediamento, forse Templare, collocabile nell’anno 1000 circa, attorno al quale si è sviluppato e organizzato tutto il ricetto fortificato. La sua storia parte dalla stirpe degli Aleramo, di origine salica, e si sviluppa tra il Marchesato di Saluzzo, quello del Monferrato e quello del Vasto.

Nel 1163 la corte dell’Imperatore Federico I° conferma il possesso del Feudo di Borgaro (uno degli antichi nomi di Borgo Cornalese) ai Marchesi di Romagnano. Nel 1224 i monaci bianchi dell’Abazia di Casanova ottengono il permesso da Lorenzo di Borgaro di realizzare il canale che diventerà nel 1285 la Gora di Borgo e su cui a tutt’oggi troviamo il mulino, ricostruito nel 1597.

Dal 1300 al 1600 Borgo Cornalese è teatro di numerose battaglie, e mantiene la sua importanza strategica fino a circa la metà del 1500, quando i centri più importanti iniziano ad avere cinte fortificate, mentre i piccoli feudi difensivi cessano la loro funzione. Poco alla volta il Borgo si trasforma e diventa centro agricolo alle dipendenze della “nuova” villa: l’attuale Villa De Maistre, con il suo parco di 16 ettari, oggi location ideale per produzioni televisive, cinematografiche e pubblicitarie, shooting foto e video e manifestazioni quali raduni automobilistici, o attività sportive e fieristiche. La Villa presenta infatti ampi spazi all’aperto e alcuni interni sia della parte padronale che delle corti laterali con ambienti industriali, vecchi granai, scuderie, lunghi porticati, un giardino con ampio roseto e una delle magnolie più grandi del Piemonte, oltre 180 ettari di terra agricola incontaminata con ancora alcuni boschi e una palude, una Cappella privata, locali storici come la Limonaia e la Legnaia, sale eleganti con affreschi ancora originali, e il Mulino. La data 1592 dipinta sul prospetto laterale dell’opificio sancisce l’origine antica dell’insediamento che comprendeva il mulino a tre coppie di palmenti e la pesta da canapa. I macchinari erano ospitati in due edifici distinti ubicati sulle sponde della Gora di Borgo, rappresentati per la prima volta nel catasto francese di inizio Ottocento. L’impianto molitorio venne ampliato pochi decenni dopo. In quell’occasione fu aggiunta una macina, perfezionando anche la balconera che reca la data 1834; sul finire del secolo, il fabbricato in cui si svolgeva la lavorazione della canapa, ormai in disuso, venne adibito a centrale elettrica in seguito smantellata. II meccanismo del mulino veniva sfruttato per la produzione di energia elettrica per la villa dei conti de Maistre. Nel 1950 era ancora funzionante la ruota verticale utilizzata per la produzione di energia elettrica a 120 volt per mezzo di una dinamo. La ruota azionava anche le macine in pietra all’interno della struttura. La coppia di palmenti giunta fino a noi ha continuato a produrre farina di granoturco e mangimi per animali fino al 2007 quando il mugnaio, che abita ancora nel mulino, è andato in pensione. Borgo Cornalese ospita anche la Chiesa della Beata Vergine dei Dolori e dei Santi Barnaba ed Eugenio, conosciuta anche come Beata Vergine Addolorata o Madonna dei Dolori, costruzione ottocentesca con linee architettoniche che si ispirano a quelle neoclassiche. Presenta una facciata con colonne e timpano triangolare e pianta longitudinale con aula unica terminante con un’abside semicircolare e una apertura con pronao con semicolonne palladiane. All’interno vi è custodita una copia della famosa Pala degli Oddi di Raffaello. Di qui si riparte alla volta di Villastellone, dove l’itinerario si conclude.

Le patate Vitelotte di Villastellone
La Vitelotte è una patata viola dolce e morbida, originaria del Perù che appartiene alla famiglia delle Solanum. Il suo colore è dato dalla presenza degli antociani, che conferiscono il tipico colore blu-violetto a mirtilli, melanzane, uva nera, ecc. È dunque anche una notevole fonte di antiossidanti naturali. Per la sua forma bitorzoluta e il colore scuro della buccia è detta anche “patata tartufo”. In cucina è molto versatile: la si può preparare in tutte le versioni: lessa, fritta, al forno. Tipico utilizzo sono gli gnocchi e il purè. Profumata quasi di nocciola, il sapore particolare di “castagne” e l’originalità che reca ai piatti rendono la patata viola un alimento salutare e fantasioso per tutte le tavole.

INFORMAZIONI SUL PERCORSO

  • 1:07 ore

  • 18,2 Km

  • 40 m

  • 30 m

  • Pedonale

  • Ciclabile

  • Parzialmente adatto a persone con mobilità ridotta

Giro in MTB intermedio.
Buon allenamento richiesto.
Adatto a ogni livello.
Solo alcuni tratti sono adatti con mobilità ridotta



L’associazione CioCheVale non assume alcuna responsabilità in ordine a danni a persone o cose
derivanti dall’utilizzo di questi itinerari, destinati ad un uso ciclo escursionistico.

MAPPE

INFO UTILI

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        GLI ITINERARI DI PISTAAA

        La Via del Castello

        La Via dei Frutti Rossi

        La Via delle Colline

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        La Via delle Stelle

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